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Grammatica e ortografia

Grammatica

Questo è il punto dolente che ci accomuna tutti, me compresa. Niente di più temibile, di più esasperante, di più logorante della grammatica. Converrete con me, che spesso è un vero tormento fare attenzione a tutti i particolari che essa racchiude, non basta la coniugazione dei verbi, il tempo in cui il libro va scritto, la punteggiatura e via dicendo, ma ci si mettono anche gli accenti, i puntini di sospensione e quant'altro ancora.

Eppure gli editori tengono conto proprio di quei puntini insignificanti, che possono far decidere se continuare a leggere, oppure lasciare perdere e passare ad un altro manoscritto. Un testo non deve essere solo realizzato bene in quanto allo svolgimento della trama, le idee che vengono inserite, i colpi di scena, e così via, ma bisogna soprattutto scriverlo bene.

È vero che alla fine vi sono i correttori di bozze, o coloro che cureranno l'editing, ma è pur vero che per convincere un editore a pubblicarvi, bisogna consegnargli un lavoro fatto come di deve. Mi è capitato infatti sovente di trovarmi tra le mani alcuni lavori di scrittori che me li hanno inviati per una visione, spesso lo hanno fatto per avere consigli, o semplicemente per chiedermi un parere. Devo dire che in molti, anche se non in tutti, vi sono delle lacune risolvibili.

Allora prendete carta e penna e segnatevi questi dettagli che spesso fanno la differenza tra un libro scritto bene ed uno scritto in modo sufficiente.

Strisce

Per prima cosa, ho notato che quando si scrivono i dialoghi, molti li racchiudono tra delle graffette, es. " Ho provato a chiamarti. "
Oppure tra < Ho provato a chiamarti. > In entrambi i casi è sbagliato, sarebbe opportuno utilizzare le strisce es. — Ho provato a chiamarti. — Notate che non vengono mai utilizzate questo tipo di strisce _ _ ma queste: — — (notare che è un trattino lungo, non corto. Usate sempre quello lungo!). Alcuni editori, e questo va detto, preferiscono l'utilizzo degli apici ( << e >>), altri vogliono le virgolette ( " " ). Informatevi sempre in anticipo.

Lo sottolineo, perché alcuni scrittori hanno utilizzato di tutto, meno che le strisce corrette, oppure hanno usato in alternativa, nello stesso dialogo, prima un tipo di striscia e poi l'altra; in questo modo hanno creato non poca confusione e disordine nel testo.

Solo rare case editrici utilizzano le graffette, in tal caso, saranno poi loro, durante la correzione di bozze, a cambiare. Le graffette, vengono usate generalmente se il personaggio fa una riflessione personale tra sé e sé, ma non durante i dialoghi.

Accenti

Questa è una lacuna che ho notato un po' ovunque. Vi faccio ora una carrellata di accenti. Al lato sinistro troverete il modo corretto di accentuare, mentre al lato destro quello da evitare:

CORRETTO
SCORRETTO
Perché
Perchè
Poiché
Poichè
Affinché
Affinchè
Finché
Finchè

Verbo essere

Quando si scrive questo verbo l'accento verte sempre verso sinistra e non verso destra:

CORRETTO
SCORRETTI
È
É - E'

Inoltre, un errore clamoroso che fanno alcuni, è quello di mettere l'apostrofo dopo la "e" accentandola in quel modo. Notate che per questa particella, invece va utilizzato l'apostrofo e non l'accento.

Per ulteriori informazioni sull'uso degli accenti anche con le altre vocali, potete consultare questa guida agli accenti.

"Un altro" non va mai apostrofato perché è maschile, se fosse femminile allora si dovrebbe apostrofare.

CORRETTO
SCORRETTO
Un altro
Un'altro


Quando si scrive un'affermazione come ad es. — Sì, lo voglio — La i necessita l'accento.

CORRETTO
SCORRETTO
— Sì, lo voglio —
— Si, lo voglio —


Ammettiamo che vorreste scrivere la frase: — Lui la tenne stretta a sé — anche in questo caso è richiesto l'accento.

CORRETTO
SCORRETTO
— Lui la tenne stretta a sé —
— Lui la tenne stretta a se —


Altre regole da ricordare

CORRETTO
SCORRETTO
NOTE
Se stesso
Sè stesso
In questo caso invece il se non va mai apostrofato.
Qui - qua
Quì - Quà
Sul qui e sul qua, l'accento non Va.
Giù - dà
Giu - Da
"Da" vuole l'accento solo se è verbo, non quando è inserito come congiunzione
C'è
C'e'
Notare il modo corretto di inserire l'accento sulla "e"
Beh
Quando si vuole scrivere questa espressione, non va mai accentata la "e"


I puntini di sospensione

Alcuni abbondano notevolmente con i puntini di sospensione, scrivendoli a raffica. Lo fanno per lasciare in sospeso un pensiero non espresso, ma i puntini vanno utilizzati con parsimonia. Se ne devono mettere solo tre a seguito della frase e non in quantità smodata.

Es. — Pensavo che tu. —

Questo vale anche se volete scrivere "ecc. ecc.".

Una cosa importante è quella di non abbondare con i puntini di sospensione, molti li inseriscono ogni seconda frase persino quando non è necessario. A lungo andare, notare tutti quei puntini stanca. Non tutti gli editori e i correttori di bozze apprezzano la presenza smodata di questa punteggiatura.

Punteggiatura nei dialoghi

Mi è capitato di leggere manoscritti, dove la punteggiature al termine del dialogo veniva posta dopo la striscia che la racchiude e non dentro.

Esempio di errore:
— Non so se dirtelo —. (Notate il punto inserito fuori)

Invece il punto, il punto esclamativo e interrogativo vanno sempre racchiusi dentro la striscia .

Esempi corretti:

— Non so se dirtelo. —
— Vai via! —
— Perché me lo chiedi? —

Punteggiatura nei dialoghi

CORRETTO
SCORRETTO
Oltretutto
Oltre tutto
Dopodiché
Dopo di che
Piuttosto
Più tosto
Tali parole devono essere scritte come indicato nella colonna di sinistra e non vanno spezzettate.

Ci sono poi quelli che presentano un manoscritto come se avessero scritto il tutto per sms, ad es. mi è capitato di trovare parole tipo: Cmq, Ke, Xché, Nn, N. e via dicendo. Tali testi, sono stati inviati veramente in questo modo agli editori e credo che sia superfluo spiegare quanto sia poco appropriata una cosa del genere.

Alternative

Oltre a questo, è importante non utilizzare sempre le stesse parole per cercare di descrivere un dialogo. Molti infatti utilizzano sovente le parole: disse o rispose senza cercare altre parole in sostituzione a queste. Perché non rendere particolare la lettura utilizzando altri termini, del tipo: tergiversò, concluse, specificò, desisté, sollecitò, protestò, esortò, inveì, elogiò, appurò, asserì ecc. ecc. Ampliando il vostro vocabolario, riscontrerete quante parole possono essere utilizzate al posto delle solite, oltretutto rendono chiaro il messaggio che volete esprimere, o ciò che il personaggio intende dire oltre a quella semplice frase.

Parentesi

Ho notato che molti hanno l'abitudine di usare troppo spesso le parentesi per sottolineare un pensiero, o per avvalorare maggiormente quello che stanno scrivendo, vi consiglio di non usarle affatto, perché quando si scrive un libro, non è come quando si scrive un e—mail ad un amico. Le parentesi vanno usate forse in altre circostanze, ma non in un manoscritto.

Tipo di scrittura

Ci sono editori che richiedono un solo tipo di scrittura da utilizzare, ossia: Times New Roman. Potrebbe sembrare una cosa scontata e banale, ma se lo richiedono in modo esplicito, evidentemente non lo è. Ricordate di usare sempre e solo un tipo di font e preferibilmente la grandezza 12 e una interlinea a 1,5.

Non usate mai un testo sbarrato, sottolineato o colorato. Non utilizzate il grassetto. Per evidenziare frasi o parole chiave usate invece il corsivo. Ad esempio:
La parola era Abracadabra.

Lasciate un margine abbastanza ampio a destra e sinistra per consentire annotazioni e non inserite note a piè di pagina. Numerate sempre le pagine e seguite le eventuali indicazioni dell'editore riguardo al formato di stampa (ad esempio, per stampare tutto su una facciata o su entrambe, misura dei margini, ecc...)

Conclusioni

Queste ed altre piccolezze, conferiranno alla vostra opera scorrevolezza, il giusto valore, ma soprattutto incoraggerà l'editore a proseguire con la lettura. Credo sia superfluo spiegare che la giusta coniugazione dei verbi, il corretto uso di tutta la grammatica in generale ha il suo peso, ma confido che non ci sia bisogno di spiegarlo.


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Questo articolo è di proprietà di Laura Tufilli che ne detiene i diritti. E' vietata la copia o la diffusione in tutte le forme.

Laura Tuffilli non è una consulente editoriale e pertanto non riceve manoscritti nè offre consulenze professionali.