Regole essenziali per scrivere
Perché scrivere un libro? Da che parte incomincio?
Vi è mai capitato di mettervi davanti ad un foglio bianco, di osservarlo per lunghi istanti e chiedervi da che parte incominciare?
Non appena vi siete cimentati con le prima battute, magari è successo che vi siete chiesti se l’opera sta prendendo la giusta piega, se è accettabile sia dal punto di vista stilistico che commerciale, se un editore sarà mai propenso a pubblicarvelo, se appassionerà il lettore e via dicendo.
Chiedetevi: che cosa mi aspetterei come lettore di trovare nel mio libro?
Perché mi dovrebbe piacere o convincermi ad acquistarlo?
Il mio libro suscita interesse?
È scorrevole?
La trama è ben costruita?
Sono tutte domande legittime, riflessive, ma aiutano a valutare bene se la vostra opera è un lavoro fatto bene, vi aiutano ad essere realisti, a ponderare bene se effettivamente necessitano delle modifiche, se va rielaborato completamente e via dicendo.
Non tutti i manoscritti vengono pubblicati
Solo il trenta per cento dei manoscritti che vengono posti alla visione dell'editore viene pubblicato, il restante settanta per cento viene inevitabilmente cestinato.
Questo dovrebbe essere lo sprone necessario per impegnarsi dovutamente e tirare fuori il meglio di voi stessi.
So perfino di editori che leggono solo le prime dieci pagine, in base a queste decidono se proseguire con la lettura oppure lasciare perdere, altri invece si soffermano sulla sinossi e da questa giudicano se vale la pena di incominciare a leggere l’opera. Se così non fosse, la spazzatura è costretta ad ingoiare l’intero manoscritto. Ma di questo ne parleremo in modo più approfondito nei prossimi articoli.
Il metodo di tale vagliatura è dettato dal fatto che ogni giorno vengono letteralmente sommersi da svariato materiale inviato loro giornalmente. Sono tantissime, spesso non si ha il tempo di seguirlo tutto, e purtroppo molto di queste opere non è accettabile.
Utilizzando quindi tale metodo, risparmiano tempo e semplifichiamo il lavoro.
A questo punto bisogna scoraggiarsi già in partenza? Se siete tra coloro che aspirano nel veder pubblicato il proprio manoscritto, non dovreste farlo, piuttosto è importante rimboccarsi le maniche e lavorare con dedizione, serietà e un pizzico di autocritica.
Assodato questo, è importante chiedersi di cosa bisogna tener conto per rendere un libro apprezzabile.
Ebbene in realtà vi sono molti parametri da seguire, alcune sono delle inezie, altre invece di fondamentale importanza, ma tutte servono per raggiungere lo scopo citato prima.
Premetto comunque che non sono una consulente editoriale, ma con questi articoli metto a frutto le mie personali ricerche, le mie e le altrui esperienze, nonché i consigli che ho ritenuto davvero utili per la formazione quale scrittrice.
Come preparare il manoscritto
Il manoscritto, come sempre va preparato dovutamente, infatti non si parte quasi mai da zero, a meno che non lo si scriva di getto, chi lo fa, in linea di massima ha già come minimo una vaga idea di come svolgerlo.
Generalmente è importante capire che cosa si vuole scrivere e, una volta fatto questo, potete dedicare sufficiente tempo per cimentarvi con le ricerche.
Se ad esempio desiderate scrivere un romanzo improntato nel periodo dell’ottocento, è importante capire quali erano gli usi e i costumi di quei tempi, il modo di porsi, il modo di pensare e di agire, le ideologie, il linguaggio e via dicendo. In questo modo il vostro lavoro rispecchierà la veridicità di quello che si viveva in quell’epoca.
Se desiderate scrivere un libro basato sulla musica classica, è giusto avere anche qui una certa conoscenza, forse ascoltare delle melodie, avere una certa nozione di quello che essa rappresenta e degli strumenti.
Lo stesso dicasi se si vuole scrivere un libro poliziesco, nell’ambito della scienza, della medicina e via dicendo.
È controproducente scrivere qualcosa che non si conosce bene o che non si sente veramente. In poche parole, alla fine dovrete calarvi nei panni del protagonista come se voi stessi foste un medico, un musicista o quant’altro ancora. Facendo questo, vi renderete conto di quanto le vostre dita si muoveranno con facilità sulla vostra tastiera, ma soprattutto raggiungerete con molta probabilità il cuore del lettore.
Una volta raccolto il materiale sufficiente, bisogna organizzarsi le idee, selezionarlo e incominciare a lavorare.
Inizio, svolgimento e conclusione
L'inizio è determinante per un editore, in quanto come capita spesso, alcuni di questi chiedono per la valutazione solo l’invio del primo capitolo o delle prime pagine e solo qualora quelle poche righe riescano a catturare l’attenzione saranno loro stessi a chiedervi il resto del materiale per un migliore approccio.
Questo non significa che bisogna studiarsi appositamente dei colpi di scena o quant’altro ancora già nella prima pagina, ma deve riuscire a incuriosire, deve condurre il lettore per mano con lo scopo di farlo addentrare nel vivo della storia.
A mano a mano che si va avanti, il manoscritto deve dare l’idea di quello che sarà il perno della trama, cioè l’argomento principale. E qui ci troviamo già del vivo della storia, ossia quando viene fuori lo svolgimento vero e proprio, magari fatto di colpi di scena, di spiegazioni, di rivelazioni, di constatazioni profonde e via dicendo.
Insomma, ci si trova nel svolgimento, dove i personaggi ormai hanno preso forma, dove tutto si delinea, dove ormai si è completamente assorbiti dalla lettura.
Ricordate poi, che le ultime parole sono sempre quelle che si ricordano meglio, quelle che possono avvalorare tutto il lavoro fatto oppure sminuirlo lasciando il lettore a bocca asciutta.
A volte si leggono manoscritti ben fatti ma che vanno sciamando verso le battute finali, quando invece dovrebbe spronare all’azione o dovrebbe convincere ancor di più che il vostro lavoro va necessariamente pubblicato.
Semplicità
Ho notato che alcuni scrivono i propri manoscritti abbondando volutamente con parole altisonanti come se dovessero ostentare la loro formazione culturale. Se il libro è scritto bene e dimostra una conoscenza approfondita della lingua italiana, ben fatto, ma ciò non toglie che la semplicità alla fine è il numero vincente.
Vi immaginereste un lettore costretto ad avere accanto a sé un vocabolario col tentativo di cercare il significato di ogni seconda parola? Il libro in questo modo diventa pesante, mentre invece dovrebbe essere fresco e scorrevole, anzi gli editori apprezzano davvero molto quando un manoscritto è caratterizzato dalla semplicità. Con ciò non voglio nemmeno dire che bisogna scrivere come si sul dire terra terra, ma è importante usare discernimento ed equilibrio.
In ultima analisi, il manoscritto dev’essere scritto bene, semplice e con gusto, ma nel contempo è giusto avere padronanza della lingua.
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